Page 1
Digressione

Xiaomi Yi, ecco la Action Cam che avevi sempre desiderato!

Action cam. Per alcuni un oggetto di sommo interesse, per altri parolaccia in incomprensibile idioma assiro-esquimese. La recensione che oggi faremo, forse la più dettagliata mai fatta, ha come oggetto proprio una action cam, o detta all’italiana, videocamera sportiva (o d’azione).

In particolare la action cam che andremo a recensire oggi è la notissima Xiaomi Yi Sport Camera. Alcuni si chiederanno “Notissima !?! Parliamone…” e in fondo potrebbero avere ragione, tuttavia questo modello di action cam sta facendo davvero parlare moltissimo di se, e nell’ambiente più geek questo aggeggio ha già i suoi cultori e fans sfegatati. Continua a leggere →

Digressione

Fotografare eclissi solare, spettacolo naturale ma in sicurezza!

Venerdi 20 marzo 2015 avremo la fortuna (oddio, in fondo capiterà di nuovo tra 5 anni) di assistere in Italia ad un eclissi solare parziale.

Non volendosi trovare impreparati vediamo di approfondire un attimino il discorso per fotografare in tutta tranquillità e sopratutto in sicurezza.

Attenzione a non rischiare, perché la facilità con cui ci si può fare male alla retina in queste occasioni non è cosi banale. Continua a leggere →

Digressione

Marry your bag… The Crumpler Cupcake 7500

Crumpler è un’azienda relativamente giovane, fondata nel 1995, che produce borse e custodie di design dedicate a svariati utilizzi.
Il marchio di fabbrica consiste nell’aspetto scanzonato, che tuttavia non rinuncia affatto alla qualità.
Per i lettori di “On 50mm” abbiamo messo sotto torchio uno dei modelli fotografici di punta, la “Cupcake 7500”, nel vivace (e bellissimo) color “verde cipolla” (figura n. 1). Continua a leggere →
Digressione

Luci soft, facile, con il softbox fai da te !!!

Eccoci qui con un nuovo progetto fai-da-te, di quelli semplici, ma terribilmente ben fatti e efficaci, tenendo sempre un occhio alla convenienza rispetto al prodotto “ufficiale” di riferimento.
Ancora una volta è il nostro collaboratore Luciano a proporci questo progettino, e a fine articolo potrete scaricare la guida passo passo in PDF in modo da averla sempre con voi, consultabile in qualsiasi momento, anche quando non siete online. Continua a leggere →

Standard

BENRO A3580T….che scoperta !!

Benvenuti cari lettori e sopratutto carissime lettrici. Oggi vogliamo proporvi una recensione, inaugurando di fatto la sezione dedicata alle recensioni di materiale attinente alla fotografia, pensate e create appositamente per darvi una mano nella vera (e non solo figurata) giungla di offerte e proposte a volte vantaggiose, a volte infidamente  ingannevoli.
Vogliamo partire con la recensione del Benro “A3580T”, un treppiede, strumento che da sempre accompagna il fotografo (amatore e professionista), nelle sue avventure e nella sua sfida sempreverde alla foto mossa.

Ringrazio innanzitutto il caro amico Roberto per aver fornito il materiale per la stesura di questo articolo.
Vorrei partire con un quesitoche spesso si pone il neofita (ma non solo…), sul perché scegliere un treppiede di buona fattura, piuttosto che prendere quello cinesottodal simpatico “Occhioamandorla” vicino casa. Non appena infatti si riescono a racimolare un po’ di spiccioli già si inizia a fantasticare, in maniera più o meno insistente, su possibili acquisti di corpi nuovi, obiettivi tanto sognati, serie L, con VR,IS e chi più ne ha più ne metta.
Quasi mai il pensiero va all’acquisto di un buon treppiede, anche se in realtà una scelta oculata di questo accessorio (che poi nemmeno tanto “accessorio” è, dato che viene usato spessissimo), può migliorare nettamente i risultati attraverso l’attrezzatura che già possediamo.
Siete dei fanatici della nitidezza e delle foto in situazioni di poca luce, acerrimi nemici del mosso?
Beh, seguite questo consiglio, appena mettete da parte un po’ di moneta sonantepensate anche alla scelta di uno di questi strumenti: vedrete che la qualità dei vostri scatti migliorerà nettamente potendo contare su un supporto di pregevole lavorazione.
Veniamo ora al momento della scelta. Quale arduo compito districarsi nella vera e propria giungla di offerte, proposte, suggerimenti, lanci, affari e sopratutto marche diverse… Gitzo, Manfrotto, Benro, Cullman, Triopo, Vanguard, Giottos, Mantona, e ne potrei nominare ancora altre perdendo il conto!
Nel mio caso ho deciso di stabilire delle prioritànella fase di scelta (cosa utilissima per giungere a dei punti di paragone tra i vari modelli). Al primo posto nella mia classifica delle caratteristiche sine qua nonc’erano la stabilità e la robustezza. Il treppiede scelto doveva essere quanto più stabile e robusto possibile, anche a costo di sacrificare un po’ leggerezza e dimensioni (nel limite del lecito, ovvio).
Nello specifico: la serie “055” di Manfrotto sembrava ottima, la serie “057”era inavvicinabile economicamente, i Gitzo idem. Mantona non mi ispirava fiducia, Cullman e Giottos gira che ti rigira non offrivano nulla che non offrissero anche gli altri in termini di prestazioni. Sono rimasto indeciso tra la serie “055” di manfrotto, la serie “Alluminium” di Benro, e la serie“Auctus” di Vanguard, e qualche Triopo di cui però si sapeva poco e niente.

Il Manfrotto provato con mano però mi ha deluso. E mi sono reso conto poi che il Benro in uno spazio minore (cavalletto richiuso) offriva prestazioni e caratteristiche migliori: gambe più larghe, twist lock invece di flip lock (decisamente più affidabile) e un carico massimomaggiore. Vanguard è molto simile, ma innanzitutto costa di più, inoltre la colonna centrale era movimentata da manovella, indi per spostarla avrei perso tempo magari fondamentale per uno scatto. Così in conclusione del lungo calvario,  la scelta è ricaduta sul Benro in questione.

Trovo in italia il Benro “A358 M8”(versione vecchia americana), ma per miracolo, attribuibile non so a quale santo, il venditore mi chiama inaspettatamente e mi comunica che sta arrivando il nuovo “A3580T” e che mi regala i piedini spike… Concludo l’acquisto!
La confezione è enorme, le dimensioni sono quelle di un albero di natale artificiale, e per un attimo il dubbio mi assale, ma per fortuna dentro trovo un secondo scatolo con questo:
  
(Tutte le immagini di questo articolo possono essere cliccate per vederle a piena risoluzione)

all’interno della confezione in cartone, il treppiedi con la custodia dinylon fuori e neoprene dentro. Questa, appositamente sovradimensionata, consente il trasporto del cavalletto anche con la testa montata, ma per chi ne volesse fare a meno è possibile agganciare la tracolla della sacca direttamente al supporto posto nella crociera del treppiede.

Nonostante sia composto da 4 sezioni è risultato ben più resistente di altri treppiedi similari con sole 3 sezioni. Il diametro delle “gambe” (o meglio della sezione a diametro maggiore, la 1°), infatti, è di 32mm a confronto ad esempio dei 28mmdel Manfrotto.
La composizione e strutturazione dei piedini e della colonna centrale permettono una facile sostituzione, utile se si vogliono inserire dei puntali per terreni erbosi, utilissima se si vuole ad esempio inserire la colonna centrale più corta per fare anche macrofotografia.
      
Per quanto riguarda la crociera, molto solida, essa è dotata di una livella a bolla , di una piccola bussola (comoda se si usa il treppiede per uscite naturalistiche) e infine della filettaturaper avvitare la morsa che stringe la colonna centrale. Come si evince dalla seconda foto di quelle a seguire, la struttura del treppiede è in una lega di alluminio e magnesio, quindi ciò che di meglio si può chiedere in ambito appunto di robustezza e leggerezza.
   
Concludiamo la nostra disamina con una serie di PRO e CONTRO sul treppiedi BENRO “A3580T”:
PRO 

[custom_list type=”check”]

  • Ottimo compromesso tra robustezza e peso ;
  • Grande portata massima (potete metterci di tutto);
  • Sacca inclusa, comoda per il trasporto ;
  • Piedini e colonna intercambiabili;
  • Prezzo non esagerato e ottimamente rapportato alla qualità del prodotto (circa 180 euro)

[/custom_list]

CONTRO

[custom_list type=”x”]

  • Abbastanza grande da portare appeso a uno zaino, 57cm non passano certo  inosservati (anche se in verità a parità di portata è più piccolo dei concorrenti);
  • La 4° sezione non è antitorsione come le altre;
  • Non sono disponibili altre tipologie di piedini, come diversamente avviene per altre marche, e la sacca è un po’ troppo grande quando la colonna centrale è richiusa totalmente (una piccola borsa a parte per il treppiede chiuso al massimo, no?).

[/custom_list]

Ringraziandovi per l’attenzione vi aspettiamo con la prossima recensionee i prossimi “consigli d’uso” sempre qui, sempre su On50mm.
 
Ringraziamo Roberto Merola che, gentilmente, ci ha fornito il materiale per la nostra recensione.
Buona Luce. 
Standard

Dimmi che filtro monti e ti dirò chi sei ..[2° Parte]

Parlavamo nell’articolo di ieri sui filtri fotografici, del loro utilizzo e delle loro singole peculiaritàpotenzialità. Ieri per l’appunto abbiamo trattato nello specifico i filtri UV e i polarizzatori, accompagnando la trattazione con immagini esemplificative che potessero spiegare visivamente le funzioni di questi filtri.

Oggi tratteremo le altre, e ultime, tre categoriedi filtri fotografici, ossia i filtri ND, i filtricolorati e i filtri grad .

 

Iniziamo parlando dei filtri ND. Come dice il nome stesso (ND = Neutral Density), questi hanno la specifica capacità di diminuire drasticamentela luce in ingresso nell’obiettivo. Sono costituiti da una lente centrale che a prima vista appare totalmente scurae assolutamente non trasparente: è lei a svolgere il “lavoro” del filtro.
Ce ne sono di varie “potenze” ossia variando il fattore ND, cioè il fattore di riduzione della luce, si può scegliere di far entrare più o meno luce nell’obiettivo.
Tuttavia, tranne in costruzioni particolari, i filtri ND hanno un determinato e fisso valore di riduzione della luce che può andare ad esempio da ND 2 fino a valori parecchio alti come con il “Bigstopper”della Lee che toglie 10 stop di luce(ossia riduce la luce da quella standard di circa 1000 volte).

L’utilizzo primario, e io direi anche fondamentalmente unico, è quello della lunga esposizione. Si utilizzano cioè questi filtri per poter allungare, a parità di accoppiamento ISO/diaframma, i tempi. Se in una scena esterna, ad esempio con luce diurna brillante, non riusciamo ad andare sotto 1/500 per quanto riguarda i tempi, utilizzando un filtro ND di opportuna gradazione riusciremo ad abbattere i tempi anche alla soglia del minuto…
Tutto questo per ottenere effetti “long exposure”come l’acqua setosa, il cielo senza nuvole, ma anche effetti di “panning”in giornate molto luminose. Esistono sia sotto forma di filtri circolari, sia (più costosi e performanti) sotto forma di lastrina.

Altra tipologia che andiamo ad approfondire è quella dei filtri colorati. Fino a pochi decenni fa, quando invece della scheda di memoria c’era la pellicola, erano utilizzatissimi per dare particolari effetti alle foto e per risaltare alcuni dettagli in uno scatto. Fondamentalmente si utilizzavano per gli scatti in bianco e nero, in quanto mediante tali filtri si potevano operare dei “ritocchi” già sull’immagine in ripresa.
Oggi, invece, sono caduti in parte in disuso perchè l’avvento del digitale ha permesso di aggiungerli in seguito nei programmi di fotoritocco e/o post-produzione. Tuttavia a detta di molti l’effetto che si può ottenere sapendo utilizzare a regola d’arte tali filtri direttamente “on camera”è nettamente superiore a quello che si otterrebbe aggiungendoli in post-produzione. Perciò vorrei illustrarvi il loro utilizzo e la scelta che si deve fare per le singole situazioni. 
I filtri colorati possono assolvere in realtà a più funzioni: applicare una dominante di colore, correggere la temperatura luce, esaltare alcuni dettagli nel bianco e nero. 
Le prime due applicazioni diciamo che sono quasi esclusive delle macchine a pellicola dove, a causa di limiti tecnologici, le pellicole erano fatte per una determinata temperatura colore ( ad es. luce diurna 5600 K o tungsteno 3200 K), e quindi per poterle usare anche in altri contesti si ricorreva a filtri correttivi. L’utilizzo legato alla dominante di colore, invece, è utilizzato ad esempio per rendere un tramonto più carico o una scena invernale più fredda.

Tali filtri sono catalogati come“warming”e “cooling”, e anche in suite come Adobe Photoshop li trovate nella sezione “filtri fotografici” per l’applicazione in digitale.

Ecco un esempio qui sulla destra (click per ingrandire) :

Per quanto riguarda le applicazioni dei filtri per il bianco e nero, la scelta di quale filtro apporre davanti l’obiettivo, deriva dalla scelta rispetto a cosa vogliamo esaltarenello scatto. Potete seguire questa semplice linea guida per scegliere il colore del filtro da preferire:

 FILTRO VERDE 
Schiarisce le tonalità della vegetazione  e mette in evidenza le differenze tra un verde e l’altro degli alberi; rende in oltre più scura (abbronzata) la pelle. Attenzione, esalta rughe e difetti (lentiggini).
 FILTRO ROSSO 
Scurisce il cielo e mette in forte evidenza le nuvole , creando un effetto drammatico; schiarisce la pelle, che diventa quasi evanescente; schiarisce i capelli castani e rossi.
 
 FILTRO BLU 
Schiarisce il cielo  e fa quindi scomparire le nuvole. Utile per le foto di architettura, per evitare il “disturbo” di una scena che richiede di focalizzare l’attenzione sulla costruzione e non sul cielo; riduce la dominante rossa delle lampade al tungsteno, che anche sul bianco e nero varia le corrette riproduzioni delle tonalità nei soggetti ripresi.
 FILTRO GIALLO 
Molto utile perchè rende la curva di risposta dello spettro cromatico simile a quella dell’ochio umano, utile per scurire leggermente il cielo, per schiarire i capelli chiari e per migliorare il tono della pelle.

Ora passiamo per ultimo ai filtri grad, o gradienti.
Questo tipo di filtri permette di utilizzare in contemporanea sia un filtro colorato (o ND in alternativa), sia una parte trasparente per riprendere la scena così come è. Si utilizza un ND grad per paesaggi e scorci dove si rischia di bruciare il cielo per una gamma dinamica della luce troppo elevata, tipico caso in cui si potrebbe e anzi si dovrebbe fare un HDR;

 mentre i filtri color grad si utilizzano ad esempio se vogliamo saturare i colori di un tramonto senza creare una dominante sulla città sotto di esso.
Sono poco diffusi i filtri circolari di questo tipo, per il fatto che la linea dell’orizzonte non sempre è alla stessa altezza e quindi potrebbe esservi la necessità di spostarlo verticalmente per adattarlo alla situazione. Perciò sono diffusissimi i filtri sotto forma di lastrina, accoppiabili all’obiettivo mediante i portafiltri già descritti nello scorso articolo.
Ecco un esempio di quello che si può ottenere con un filtro Color Grad :

Con questa ultima tipologia di filtro concludo la trattazione sperando possa esservi utile e possa consigliarvi sulle scelte da fare in ambito di filtri fotografici.Ancora una volta ripeto il mio consiglio: se dovete spendere per uno qualsiasi di questi filtri spendete bene.
Lasciate stare le offerte/regalo. Questi filtri sono vetri che si frapporranno tra voi e il vostro soggetto e quindi la qualità dello scatto sarà enormemente determinata anche dalla qualità di quel che sceglierete.
Con questo cari amici vi lascio e vi aspetto al prossimo articolo, sempre qui, sempre su… On50mm.

Buona Luce.

Standard

Dimmi che filtro monti e ti dirò chi sei …[1° Parte]

Ben ritrovati cari amici e sopratutto care amiche di On50mm.
Oggi argomenteremo su un accessorio che molti posseggono, di cui molti parlano, ma che, in fondo, spesso non si conosce appieno in merito alle varie funzioni e potenzialità. Stiamo parlando del filtro fotografico.
Le funzioni di un filtro fotografico possono essere molte, e ognuna rimanda a una tipologia particolare e specifica. Conoscendo bene le loro diverse caratteristiche, impareremo a scegliere quale sarà più adatto al risultato finale che vogliamo ottenere.
Andiamo più nello specifico.

Per non essere dispersivo e non cadere in una sintesi eccessiva, dividerò la trattazione dei 5 filtri fondamentali in due articoli. Il primo, questo odierno, e il secondo,  pubblicato domani.

Innanzitutto poniamoci la domanda: “Cosa è un filtro fotografico?”

Un filtro fotografico è un accessorio che ricopia fedelmente la forma frontale dell’obiettivo, permettendo quindi di adattarsi ad esso con molta facilità mediante la filettatura esterna di quest’ultimo. Ha grandezze variabili (in base al diametro dell’obiettivo sul quale sarà montato per i filtri circolari) e spessore di pochi millimetri. Esistono tuttavia degli adattatori universali che permettono di sfruttare lo stesso filtro su più diametri.
Generalmente esistono sotto due forme:

  • filtri circolari avvitabili all’obiettivo attraverso la filettatura;
  • filtri a lastrina, da collocare davanti l’obiettivo mediante un porta lastrina “modello Cokin”.

Per quanto riguarda quelli circolari, avvitabili, sono filtri pronti all’uso, da montare semplicemente all’occorrenza in maniera veloce e semplice; mentre quelli a lastrina, generalmente più costosi, devono essere posizionati mediante un porta-lastrina e offrono una qualità migliore perchè evitano cadute di luminosità ai bordi (possibili in quelli circolari).

Passiamo ora alla domanda successiva: “Quali sono i tipi di filtro più comuni?”
Bene. I filtri più comuni, usati da fotografi professionisti e non, sono:

  1. Filtri UV;
  2. Filtri Polarizzatori (PL e CPL);
  3. Filtri ND;
  4. Filtri Grad ( o graduali);
  5. Filtri Colorati.

Ora analizzeremo, nel modo più esplicativo possibile, le caratteristiche di ognuno di questi filtri.

Quello notoriamente più diffuso è il filtro UV, filtro che ha come sua caratteristica fondamentale quella di fermare i raggi UV che viaggiano nell’atmosfera, dando immagini leggermente più nitide.
In realtà è utilizzato nel 99%dei casi per un altro scopo, quello della protezione della lente.

Proprio per la sua trasparenza ( e per la scarsa importanza di effetti visibili dalla riduzione raggi UV ), infatti, viene utilizzato come “scudo” da urti e contatto con agenti atmosferici, che potrebbero danneggiare la lente vera e propria dell’obiettivo. Più che altro il suo utilizzo è giustificato su lenti di alto valore, che magari si vuole preservare da possibili “contatti”con il mondo esterno.
Una cosa da puntualizzare è la scelta. Spesso online si vedono offerte di filtri UV a pochissimi euro, praticamente ragalati. Bene, vi darò.un consiglio: NON comprateli.
Tenete presente che qualsiasi filtro mettete sull’obiettivo, state sempre aggiungendo un “velo” sulla lente…quindi la luce che riuscirà a entrare sarà minore. Se comprate filtri di ottima qualità (con un certo costo,ovviamente), questo “velo” sarà leggero; se comprate filtri di scarsa qualità abbasserete di molto la luminosità della lente e a questo punto sarebbero vanificati del tutto gli sforzi economici per comprare una buona ottica luminosa.
Un ottimo Filtro UV che vi potrei consigliare è questo, scelto per l’effettiva qualità delle lenti : Hoya Protector Pro1 Digital 67mm.
Quindi, in definitiva, se avete necessità di comprare questo accessorio, spendete bene e spenderete giusto perchè come dice un detto, validissimo in questa situazione, “come spendi, mangi”.

Un’altra tipologia di filtri molto utilizzata in ambienti esterni, per paesaggi e scorci, ma anche in still life, è il polarizzatore. Come dice il nome, tale filtro “polarizza”la luce in arrivo sulla lente , raddrizzandola in un’unica direzione. In tal modo agisce in maniera profonda sulla luce e gli effetti sono ben visibili.

I risultati più facilmente riscontrabili dall’uso di un polarizzatore sono la saturazione dei colori (del cielo in questo caso), la riduzione notevole di foschia nello scatto e di riflessi (ad esempio quelli su una superifice metallica o su uno specchio d’acqua).
Variando inoltre l’incidenza della polarizzazione mediante la ghiera di regolazione, si va ad agire sulla quantità di luce che arriva sulla lente e quindi si può utilizzare per avere tempi di scatto leggermente più lunghi del normale (utilissimo, nel suo piccolo, per panning, e effetti “lunga esposizione”).

Esistono polarizzatori di due tipi, CPL ePL. Sono praticamente identici nelle funzioni e nei risultati, semplicemente il CPL è di più recente ideazione (e quindi leggermente più costoso) ed è ideato per essere perfettamente compatibile con lenti con autofocus. Perciò nel caso la vostra lente sia dotata di automatismi è preferibile usare il CPL per evitare problemi. Il polarizzatore che sento di consigliarvi, per l’ottimo rapporto qualità/prezzo e per l’effettiva qualità è Hoya Pro1 Digital 67mm.

Qui il secondo l’articolo sui restanti tre filtri e le loro specifiche potenzialità.

Buona Luce.