Fashion Photography e stile…con la classe di Richard Avedon.

Dopo una pausa forzata, dettata da imprevisti davvero “imprevisti“, torniamo con il nostro tanto amato appuntamento con “The Sunday of Great Masters“. Per rientrare in tema con i nostri soliti dialoghi immaginari, sotto forma di intervista, sempre con grandi personaggi del mondo fotografico, abbiamo scelto un interlocutore di tutto rispetto…in molti non lo conosceranno, altri invece al solo nominare del suo nome avranno già alcuni dei suoi più celebri scatti che si riprodurranno rapidi nella mente. Oggi è nostro ospite un fotografo americano, icona della fotografia di moda e grande ritrattista….vi presento mister Richard Avedon(1923- 2004).



D: Benvenuto a lei, mister Avedon…la ringrazio di aver accettato il mio umile invito in questo piccolo blog di nicchia….siamo piccoli in dimensioni, ma ci mettiamo il cuore in quello che facciamo…
R: Ringrazio voi invece, e credo nella passione che mettete in quello che fate…motivo che mi ha convinto a prendere in considerazione la vostra offerta di partecipare a questa insolita intervista…


D: Signor Avedon vuole introdurci la sua vita in breve, le sue prime esperienze ? So che ha avuto una giovinezza molto attiva e ha fatto molte esperienze prima di salire sul podio dei “fotografi famosi“…
R: Oh si, di esperienze ne ho fatte tantissime. E tutte le porto con me nel mio cuore. Come detta la buona educazione, innanzitutto vorrei presentarmi per bene. Mi chiamo Richard Avedon e sono nato a New York il 15 maggio del 1923. Provengo da una famiglia medio borghese, che mi ha dato la possibilità di dedicarmi allo studio, frequentando Università di un certo prestigio. Ben presto tuttavia mi resi conto che lo studio non faceva per me e così decisi di fare la prima ( di tante altre) scelta importante della mia vita…: mi arruolai nella Marina Mercantile e decisi che avrei girato il mondo. 
Era il tipico sogno da ragazzo di città, che si sentiva stretto dalla pressione urbana e dal clima insopportabilmente staticodella vita cittadina, il tipico sogno di chi desiderava visitare luoghi nuovi, vedere gente diversa, scoprire cosa c’è oltre la linea che segna l’orizzonte e si perde nelle nubi più lontane. Bene. Io feci quella scelta. Nel 1942 così, per divertimento, iniziai a scattare ritratti a alcuni compagni di camerata sulla nave con la mia macchina fotografica nuova, unaRolleiflex, un vero gioiello all’epoca, regalatomi da mio padre. Man mano che realizzavo quegli scatti notavo che però in me qualcosa stava cambiando. Non era più un gioco, o un divertimento, o qualcos’altro….iniziava a diventare una passione. 

D: Una volta sbarcato di nuovo in America dopo il suo lungo viaggio per il mondo, che percorso intraprese ?
R: Come ho detto, una volta sbarcato mi ritrovai a desiderare di scattare nuove foto, nuovi ritratti, nuove scene, nuovi momenti….era diventato qualcosa di importante per me e volevo coltivare questa passione.
E’ di quei periodi questa mia famosa frase..: Se passa un giorno in cui non ho fatto qualcosa legato alla fotografia, è come se avessi trascurato qualcosa di essenziale. E’ come se mi fossi dimenticato di svegliarmi“.
Scelsi così di sviluppare ancora meglio le mie conoscenze fotografiche iniziando a lavorare su alcuni progetti di fotografia pubblicitaria per un grande magazzino della zona. Fu grazie a questi lavori sperimentali che fui “scoperto” da Alexey Brodovitch, direttore artistico della notissima rivista di moda Harper’s Bazaar. In molti approvarono la scelta di Alexey di passarmi dei lavori per Harper’s Bazaar, e ancora più persone si complimentarono con me per gli scatti che riuscii a realizzare. Feci una buona impressione insomma, e ne ero orgoglioso perchè per ottenere quei risultati avevo messo tutta la mia caparbietà, cratività, voglia di superarmi, sacrificio….tutto in quegli scatti. E a quanto pare la cosa era piaciuta.

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D: Ha collaborato con Harper’s Bazaar per ben dodici anni, apportando personalmente modifiche al modo stesso di interpretare la fotografia di moda….vuole spiegarci meglio?
R: Certo. Ho lavorato nel mondo della moda per parecchi anni, e quindi ho seguito l’evolversi dello stile in questo ambito, intervenendo in prima persona per cambiare alcuni aspetti. Mi spiego meglio. Quando iniziai a collaborare con Harper’s Bazaar mi resi conto che la fotografia di moda era ancora legata a schemi vecchi e obsoleti…: la solita modella, nelle solite pose, con la solita inquadratura, nella solita location. Io ho voluto rompere con la tradizione introducendo una ventata di irrazionalità e cambiamento. Ho preteso di lavorare a modo mio, e fortunatamente poi la storia mi ha dato ragione. Ormai celebre è lo scatto : “Dovima with Elephants“, scattata al Cirque d’Hiver di Parigi, che ritrae una modella in abito di seta di Dior, in posa in mezzo agli elefanti del medesimo circo. ( fotografia battuta all’asta recentemente per la notevole cifra di 1,2 milioni di dollari, uno dei prezzi più alti nel settore)

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D: Ha collaborato anche con marchi e nomi importanti nel mondo della moda come Versace, Diòr, Vogue…e con attrici simbolo della bellezza di allora come di oggi del calibro di Marilyn Monroe
R:Che fantastici ricordi….Si, dopo aver collaborato con Harper’s Bazaar iniziai a lavorare anche con importanti nomi del mondo della moda…tutti erano interessati da mio modo di lavorare e dal mio stile…
Ho lavorato anche con personaggi famosi del jet-set dell’epoca, come ad esempio i Beatles, o Jimi Hendrix, o ancora Picasso, per finire con la stupendaMarilyn….su di lei famosa è una mia affermazione che recita pressappoco così..: “Marilyn Monroe alla macchina fotografica offriva più di qualsiasi altra attrice, o donna, che io abbia mai inquadrato: era infinitamente più paziente, più esigente con se stessa e più a suo agio di fronte all’obiettivo che non quando ne era lontana“.

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D: Anche se ha lavorato per lungo tempo in ambito ritrattistico e moda, so che ha anche affrontato temi più “seri” e impegnati
R:Bè si, certo. La mia fotografia ha toccato anche temi a mio avviso importanti per l’epoca nel quale sono stati elaborati. Questo per mostrare una visione della mia fotografia più vasta, e non solo fossilizzata sul genere “fashion.
Mi viene in mente il lavoro che ho fatto sui manifestanti contro la guerra in Vietnam, oppure sulla situazione degli ospedali psichiatrici in alcune regioni americane. O ancora la copertura dell’evento della caduta del muro di Berlino, nell’89, quando in mezzo a una folla oceanica seguii l’evento dalla porta di Brandeburgo, scattando foto molto intense. Mi sono anche occupato infine anche della rappresentazione del Movimento dei Diritti Civili, portando avanti anche personalmente una battaglia attraverso il mezzo che mi era più congeniale…la fotografia.
Le mie fotografie si presentavano per quello che erano, catturavano la situazione che stavo vivendo, coglievano il sottile velo che affiora in superficie in un momento particolare, che io stesso sceglievo di fermare con il click meccanico dell’otturatore. Cito ancora una mia frase..: “Le mie fotografie non vogliono andare al di là della superficie, sono piuttosto letture di ciò che sta sopra. Ho una grande fede nella superficie che, quando è interessante, comporta in sé infinite tracce“.

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N.B. se vuoi visualizzare altri lavori del grande maestro Avedon visita il suo sito : Richard Avedon.

Fonti fotografiche :Web

Per leggere le precedenti interviste con i Grandi Maestri clicca Qui..: “The Sunday of Great Masters”
Vi ringrazio per la lettura, a presto, sempre qui….sempre su On50mm.

L’intervista oggetto dell’articolo è frutto dell’immaginazione dell’autore, anche se basata su fatti e argomenti veri e realmente accaduti. © Giorgio Casiello

One Response to “ Fashion Photography e stile…con la classe di Richard Avedon. ”

  1. “Se passa un giorno in cui non ho fatto qualcosa legato alla fotografia, è come se avessi trascurato qualcosa di essenziale. E’ come se mi fossi dimenticato di svegliarmi”
    Penso che non ci sia nessuno al mondo, appassionato di fotografia, che non conosca questo aforisma. Del maestro mi piace la dinamicità che ha donato ai suoi scatti, dalla donna che si libra nell’aria come il proprio ombrello al famoso ritratto di Marilyn. E’ valsa la pena di aspettare quest’ennesima intervista Giorgio e non posso che farti i miei complimenti. Martino.

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