Steve McCurry…ti rivelo il mondo con un click.

steve mccurry

Bentornati cari lettori di On50mm anche questa domenica, per il nostro consueto appuntamento con il “Sunday of Great Masters”. Oggi abbiamo come soggetto della tipica intervista immaginaria un mito, a detta di molti ad oggi il fotografo più conosciuto e apprezzato, di fama mondiale e mondiale esperienza.
Stiamo parlando del grande Steve McCurry (1950 – ), nome eccellente nel panorama fotograficointernazionale e nostro “ospite” odierno.
Si è distinto in vari ambiti, in particolare come fotoreporter, regalandoci immagini che, per la loro potenza comunicativa, sono entrate nei libri di tutto il mondo.

D: Diamo un solenne benvenuto al nostro ospite di questa domenica…il grande Steve McCurry !!

steve mccurry

R: Oh, grazie mille del caldo benvenuto….voi Italiani siete sempre molto ospitali, mi sento a casa qui….

D:Mister McCurry è un grande piacere per me, e per tutti noi, averla qui….vuole parlarci della sua gioventù…le prime passioni…gli espedienti…i viaggi ?
R: Ma certo…Innanzitutto vorrei presentarmi per bene….mi chiamo Steve McCurry e sono nato il 24 Febbraio del 1950 in una città abbastanza attiva e irrequieta, Philadelphia. Nella fase della mia gioventù, assai tranquilla direi, maturai una grandissima passione per il cinema, che mi portò in seguito a iscrivermi, tempo dopo, alla “Penn State University to study cinematography and filmmaking”, una università prestigiosa che mi ha dato davvero moltissime basi per tutto il lavoro che ho fatto a seguire. Prima di iniziare l’università tuttavia ho fatto piccoli lavoretti, come il cuoco ad esempio, che mi hanno anche permesso di girare un po’ il mondo…visitare posti nuovi e sempre diversi. Tornato a casa frequentai l’università con grande passione e entusiasmo, laureandomi con il massimo dei voti e la lode accademica nel ramo dell’arte teatrale.

D:Il passo tra passione cinematografica e teatrale è breve no..!?!
R:Bè si…in effetti quella passione, forte, potente, affascinante e intrigante per la fotografia nacque solo alcuni anni dopo. Nel mentre frequentavo l’università iniziai a collaborare con un giornale fatto dagli studenti, una sorta di giornale universitario, dove io ero incaricato di procurare le foto per gli articoli. Fu quindi grazie alla mia collaborazione per il The Daily Collegian che tutto è iniziato.
Spesso le vere occasioni di una vita non si presentano in una forma pomposa e esagerata, ma piuttosto sotto forme semplici e imprevedibili, legate anche a una certa dose di fortuna.

D:Come è iniziata la sua carriera fotografica?
R: Dopo le prime esperienze in patria decisi di fare una scelta azzardata ma consapevole, un viaggio in Indiacome freelance. Devo tanto all’India, è qui che ho imparato quello che sui libri nessuno può trovare…l’amore per la fotografia e la capacità di aspettare…Potrei autocitarmi…: “Se sai aspettare, la gente si dimenticherà della tua macchina fotografica e il loro animo più profondo si mostrerà“. E’ questo che fa la differenza tra uno scatto “da turista“, e uno scatto che con una sola occhiata ti penetra come una lancia attraverso il petto. E’ questo che mi ha lasciato l’india, insieme a tanti, profondi e indimenticabili, ricordi.

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D:Ma il vero trampolino di lancio per la sua carriera fotografica è stato un altro viaggio….
steve mccurry

R:Il vero trampolino di lancio, se così possiamo chiamarlo, è stao infatti il viaggio che feci in Afghanistan. E’ stata una delle esperienze più forti e importanti della mia vita. Ricordo ancora quando decisi di partire, con quella dose costante di adrenalina e paura, quel sapore strano…E’ successo poco prima dell’invasione da parte dei comunisti russi in Afghanistan. In quel periodo i confini erano controllati da truppe armate di ribelli e io per poter entrare in Afghanistan mi sono travestito con abiti natali, camuffandomi un po’, e al rientro mi sono cucito addosso, o meglio in alcune pieghe nascoste dei vestiti, i rullini con tutti gli scatti.
Non era come oggi che in una scheda di memoria piccola come una scatola di fiammiferi ci metti milioni di foto…in Afghanistan ogni scatto andava scelto con cura. La cosa che mi colpisce dei teatri di guerra non sono tanto i disastri materiali della guerra, ma piuttosto quello che la guerra produce sul volto della gente, sul loro modo di vivere, sull’essenza stessa di uomo costretto a nascondersi, a fuggire, a morire. Portando ancora una mia citazione : “La maggior parte delle mie immagini sono radicate nelle persone. Cerco il momento inaspettato, quando l’essenza dell’uomo fà capolino, quando l’esperienza appare incisa sul viso di una persona. Cerco di trasmettere ciò che significa essere quella persona, una persona appartenente a un panorama più ampio, che si potrebbe chiamare condizione umana “.

      steve mccurry 

D: E’ stato in Afghanistan che ha scattato forse la sua foto più celebre…considerata da alcuni critici d’arte mondiali la foto più “riconoscibile” e riconosciuta al mondo.
R:Fu esattamente in un campo profughi vicino Peshawar, in Pakistan, che incontrai quella ragazza. Mi colpi, afferrandomi e ipnotizzandomi con i suoi occhi, e così decisi di ritrarla. Fino ad allora quella ragazza non aveva mai visto una macchina fotografica, e ne rimase stupita e affascinata. Per 17anni l’identità di quella stupenda ragazza è rimasta ignota, fin quando io con unatroupe di altri giornalisti del National Geographic siamo tornati in Pakistan e, con una buona dose di fortuna e qualche contatto del luogo l’abbiamo ritrovata. Il suo nome è Sharbat Gula. Diventata famosa senza saperlo, aveva continuato la sua vita tranquillamente, ignorando di essere conosciuta invece in tutto il mondo grazie alla mia foto.
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D:Grazie ai suoi lavori come fotoreporter ha ricevuto numerosi e prestigiosissimi premi e riconoscimenti…

R:I primi riconoscimenti arrivarono appena mandai i primi rullini sull’afghanistan e sull’india, mentre l’ingaggio per il National Geographic arrivò sempre in quel periodo, con addirittura una copertina ( quella con la ragazza afghana ), che dati alla mano risulta essere il numero del NG più conosciuto e venduto di sempre.

Ho continuato comunque a lavorare in altri teatri di guerra e in luoghi molto particolari, come la Cambogia, Beirut, la Guerra del Golfo, l’Iraq, il Kuwait, lo Yemen e il Tibet.
Appena tornato dall’Afghanistan ricevetti in premio per il coraggioe per la capacità di raccontare quello che succedeva in quei luoghi, la medaglia d’oro del Premio Robert Capa, premio importantissimo a livello mondiale.
Altri premi si sono succeduti nella mia lunga carriera, numerosi e sempre di grande valenza … ne vado molto fiero e allo stesso tempo questo mi spinge a fare sempre di più e meglio.
Altro grande onore per me è essere entrato nell’agenzia Magnum Photo, una vera grande famiglia, che mi ha permesso di conoscere anche il grandissimo Henri Cartier Bresson, con il quale ho avuto modo in parecchie occasioni di confrontarmi .
D:Ha scritto anche alcuni libri, corredati da numerose immagini…vorrebbe consigliarne qualcuno ?
R: SI, ho anche scritto parecchi libri, perlopiù libri fotografici, quindi pieni di foto, potrei citarne alcuni che mi sovvengono ora : Ritratti, Sanctuary,The temples of Angkor,Sanctuaire.Ringraziamo Il grandissimo mister McCurry della sua immensa disponibilità e della sua grandiosa spiegazione e “mostra” dei suoi lavori e della sua vita.
Noi ci ritroveremo domenica prossima con un nuovo e importantissimo davvero, maestro della fotografia.

N.B. Per visionare altri lavori di Steve McCurry :
– www.stevemccurry.com/
– www.sudest57.com/it/steve_mccurry.html
– stevemccurry.wordpress.com/
Origine immagini articolo: Web

Per leggere le precedenti interviste con i Grandi Maestri clicca Qui..: “The Sunday of Great Masters”
Vi ringrazio per la lettura, a presto, sempre qui….sempre su On50mm.

L’intervista oggetto dell’articolo è frutto dell’immaginazione dell’autore, anche se basata su fatti e argomenti veri e realmente accaduti. © Giorgio Casiello

One Response to “ Steve McCurry…ti rivelo il mondo con un click. ”

  1. Stupenda intervista, conosco a memoria quasi tutte se non tutte le sue foto. Il ritratto di Sharbat Gula troneggia nel mio studio. Ogni suo scatto è un inno alla follia dell’uomo. Grazie Giorgio per questo regalo.

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