Il Bianco e Nero a forma d’arte con…Ferdinando Scianna.

ferdinando scianna
Bentornati cari lettori al nostro consueto appuntamento domenicale con i Grandi Personaggi della storia della Fotografia. Ancora una volta con un’intervista immaginaria, ancora una volta uno dei protagonisti della fotografia a livello mondiale. L’ospite odierno è finalmente un italiano. Stiamo parlando ovviamente di Ferdinando Scianna (1943 – ).
Dopo aver lavorato in ambito nazionale e internazionale, dopo aver lavorato con maestri del calibro di Heri Cartier-Bresson, e collaborato con maestri della letteratura italiana come Leonardo Sciascia, ecco che oggi approfittiamo di questa intervista per conoscerlo da più vicino.

ferdinando scianna
D: Buondì signor Scianna, la ringrazio a nome di tutto lo staff e a nome dei nostri lettori per la sua disponibilità e per questa grande occasione di conoscenza offertaci. Iniziamo parlando in breve della sua vita, dei suoi inizinella Sicilia del dopoguerra
R: Grazie a tutti coloro che avranno la voglia di ascoltarmi, dico io innanzitutto. Allora, mi presento. Mi chiamo Ferdinando Scianna, e sono nato a Bagherìa, in Sicilia, il 4 luglio del 1943. All’epoca la Sicilia, e Bagheria in particolare, erano dei posti dove la povertà e la semplicità erano davvero sotto gli occhi di tutti. In realtà alla fotografia non ci avevo mai pensato fino a quando mio padre, grand’uomo, mi chiese cosa avrei voluto fare “da grande”. Allora gli diedi una risposta che lui non si sarebbe mai immaginato…: “Il Fotografo”. Bisogna tener presente la situazione e il contesto. A quel tempo a Bagheria c’era un solo fotografo, anziano e sdentato, famoso per la sua capacità di “far rinascere i morti e ammazzare i vivi”, cioè abilissimo nel ritrarre i defunti per la foto della lapide, a tal punto che sembravano vivi, e scarsissimo nel fare ritratti ai vivi, a tal punto che sembravano morti.
Motivo per cui mio padre mi spinse a iniziare gli studi universitari nella Facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo. Non faceva per me. Ben presto infatti abbandonai gli studi per dedicarmi con quanta passione avevo in corpo allafotografia. All’epoca però, devo dire le cose come stanno, non avevo la pretesa di “fare arte”, oppure “esprimere quello che ho dentro”. Oggi infatti vedo molti fotografi che partono con queste idee…io, invece, fotografavo semplicemente perchè mi piaceva.
Fu grazie a una Voigtländer, una bella macchina fotografica dell’epoca regalatami dai miei genitori al ritorno da un loro viaggio, che iniziai a fare i miei primi scatti. Facevo foto alle mie compagne di scuola ( quando si dice unire l’utile al dilettevole ), fotografavo persone e cose in giro per il mio paese, facevo foto alle feste religiose, una vera sintesi di sacro e profano nella mia terra.
D: Parlando proprio di feste religiose, mi dà lo spunto per chiederle di parlarci della sua prima esperienza con il maestro Sciascia, del suo primo premio prestigioso, di queste prime importanti esperienze….
R: L’amicizia con Leonardo è stata una delle cose alla quale ho tenuto di più, e alla quale tengo tutt’ora nonostante lui non sia più con noi. Tutto nacque con una semplice mostra che facevo a Bagheria su degli scatti a riguardo delle feste religiose in Sicilia. Leonardo si trovava di passaggio nel mio paese e venne invitato da alcuni suoi amici a vedere questa mostra, che era piaciuta ad alcuni di loro. Lui ne rimase così colpito che volle conoscermi e addirittura in seguito mi propose di scrivere un libro, con il suo aiuto, proprio sulle Feste Religiose in Sicilia. Nonostante i vari problemi legati alla scelta della casa editrice agli esordi, il libro, e le foto, furono un successo. Fu proprio per quei lavori che ricevetti il Premio Nadar, premio molto prestigioso nel settore, nel 1966.
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D: Poi decise di fare altre esperienze anche a Milano, ma non solo….
R: Si, iniziai a collaborare con un settimanale, “L’Europeo”. Inizialmente lavoravo come fotoreportera Milano, ma ben presto diventai inviato speciale e corrispondente da Parigi, dove ho vissuto circa dieci anni. Fu sempre in Francia che conobbi uno dei miei più grandi colleghi, parlo di Henri Cartier-Bresson.
D: Lei ha conosciuto e collaborato con Bresson, entrando dopo un suo consiglio in una delle agenzie più importanti del mondo….giusto ?
R: Fu il libro “Les Siciliens” l’occasione per me di conoscere il grande Bresson…quel libro fu foriero di un grande rapporto di amicizia che mi legherà per sempre a lui. Proprio infatti dopo la pubblicazione del libro, del quale gli avevo inviato una copia con una dedica molto devota, mi scrisse un biglietto nel quale manifestava la voglia di conoscermi. Alcuni anni più tardi fu proprio Bresson in persona che mi consigliò di fare domanda di ammissione nell’agenzia Magnum Photo, severissima nel giudicare e nell’ammettere nuovi membri. Oltretutto io ho l’onore, diciamo così và, di essere stato il primo Italiano a essere ammesso come membro di Magnum Photo. La mia effettiva accettazione come membro a tutti gli effetti avvenne intorno al 1989.
D: Tornato in Italia si dedicò alla fotografia di moda e pubblicitaria
R: Ormai membro di Magnum, tornai in Italia e iniziai a lavorare a Milano. Un giorno mi venne richiesto il mio primo catalogo di moda, da fare con una modella bellissima e famosa ( ma a me sconosciuta ), di nome Marpessa. Nello stesso periodo ebbi dei lavori anche da Dolce e Gabbana, intorno alla fine degli anni ’80, e come location di quegli scatti scelsi i luoghi a me più cari e conosciuti, i luoghi della mia infanzia, la mia cara Sicilia. La fotografia di moda è stato un mondo che mi ha affascinato, e mi ha portato con sè nelle sue spire avvolgenti e voluttuose….difatti per circa sette-otto anni non ho fatto quasi altro che fotografia di moda e pubblicitaria. Mi sono divertito e mi sono anche stupito di quello che questo genere fotografico sapeva regalare nel fruitore finale dell’opera.
Ho scritto anche un libro su Marpessa, quella bella e semplice modella….un libro strano, quasi biografico, ma che mi è rimasto nel cuore.
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D: Ha scritto molti altri libri nella sua lunga carriera, anche avvalendosi della collaborazione di autori internazionali….
R: Si, molti sono stati i cari amici e colleghi che hanno voluto collaborare con me alla stesura di un libro. Per primo citerei Sciascia, che ha creduto in me fin dall’inizio, ma potrei citare anche ad esempio Jorge Louis Borges, autore argentino, e Buttitta, altro amico a cui spetta la mia immensa gratitudine. Per questi tre autori ho redatto anche dei libri di ritratti in segno di mia, profonda e vivissima, stima. Potrei citare qui alcuni titoli di mie pubblicazioni….: Quelli di Bagheriaferdinando sciannaAutoritratto di un Fotografoferdinando scianna, ma ce ne sono molti altri….vi invito a scoprirli tutti e a leggerli.

Ringraziamo Ferdinando Scianna per la sua cortese e chiara narrazione delle sue esperienze fotografiche e di vita. Vi aspettiamo domenica prossima con un nuovo, grande, e sempre artisticamente illustre maestro della fotografia.

N.B. Le foto presenti nell’articolo sono di proprietà di Magnum Photo.
Se volete visionare altri lavori di Scianna visita qui : Portfolio di Ferdinando Scianna ( MagnumPhoto )

Per leggere le precedenti interviste con i Grandi Maestri clicca Qui..: “The Sunday of Great Masters”
Buona Luce.
L’intervista oggetto dell’articolo è frutto dell’immaginazione dell’autore, anche se basata su fatti e argomenti veri e realmente accaduti. © Giorgio Casiello

2 Responses to “ Il Bianco e Nero a forma d’arte con…Ferdinando Scianna. ”

  1. Mi scuso con Martino ma per sbaglio ho cancellato il suo commento….sorry !!!

  2. Pensavo di avere un deja vu ora è tutto spiegato. Ti rinnovo i miei complimenti, anche questa intervista è meritevole di grande attenzione, sarò ripetitivo ma questa idea andrebbe coperta dal diritto d’autore tanto è bella! Grande Giorgio, continua così.

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