Henri Cartier Bresson…cogli l’attimo…e impara ad attenderlo.

Eccoci ancora una domenica con il nostro consueto appuntamento domenicale con “The Sunday of Great Masters“. Oggi ci ritroviamo in un’occasione doppiamente importante. C’è il nostro appuntamento con i Grandi Maestri ma…è anche la domenica di Natale !!
Vorremmo quindi porgervi i nostri migliori Auguri per voi e le vostre famiglie. Ma passiamo al protagonista dell’intervista di oggi. Per un’occasione speciale come il Natale ci voleva un protagonista parimenti speciale. La nostra scelta è ricaduta su una delle icone del fotogiornalismo mondiale, tra i fondatori dell’agenzia Magnum Photo, conosciuto e assolutamente dichiarato tra i Big della storia della Fotografia. Stiamo parlando del francese Henri Cartier Bresson (1908 – 2004).


Come dicevamo precedentemente, oggi abbiamo l’onore di intervistare nientepopodimenochè il Maestro Bresson. Iniziamo subito il colloquio con lui e approfittiamo di tutto il tempo di cui ci fa orgogliosi fruitori.

D: Buondì signor Bresson e Buon Natale !! La ringrazio a nome di tutto lo staff di averci dedicato questo momento di approfondimento sulla sua persona e sulla sua storia, di uomo e fotografo, anche in un giorno di festa come oggi. Sta facendo un grande regalo ai nostri lettori.

R: Come siete gentili. Buon Natale anche a voi, e tanti, grandi e affettuosi, auguri a tutti i lettori che, in questo giorno di festa, hanno trovato il tempo per leggere della mia storia. Mi rendete felice, credo che le migliori gioie e soddisfazioni della vita siano proprio cose come questa…sentire l’affetto della gente che, anche non conoscendoti di persona, ti vuole bene, e ti ammira….questo per me rappresenta molto. Non credi ?

D: Sono perfettamente d’accordo con lei…Mr. Bresson vuole accennare in breve alla sua vita…come è iniziata la storia di Henri Cartier Bresson ?
R: La storia iniziò tanti tanti anni fa. Precisamente iniziò nel 1908 a Chanteloup-en-Brie, in Francia. Li venni alla luce io, ovvero Henri Cartier Bresson ( cosi mi chiamano tutti )…da ragazzino ero molto attivo e cercavo sempre di imparare cose nuove. Fu così che grazie alla “guida” di mio zio Louis che mi appassionai all’arte della pittura. La pittura è stato insieme alla fotografia il mio più grande amore. Attraverso di essa potevo liberarmi, esprimermi, mi lasciavo andare e lei insieme a me creava l’impossibile. All’inizio, sempre su consiglio di mio zio, iniziai a frequentare salotti come il Cafè Cyrano e personaggi molto particolari, che erano una vera fonte di ispirazione per la mia vena artistica; conobbi alcuni nomi importanti dell’epoca come Jaques-Emile Blanche e André Lhote, che mi iniziarono alla corrente surrealista francese in pittura. Fino ad allora tuttavia non mi ero mai interessato alla fotografia, in quanto la vedevo lontana da me come metodologia e strumento di personale espressione.

D: Quale è stata quella goccia che ha fatto traboccare il vaso della sua passione?
R: Come ho detto già, in gioventù la fotografia non mi attraeva, la vedevo distante da me e preferivo metodi di espressione più “fisici” come la pittura. Tuttavia quando iniziai a fare i primi viaggi in giro per il mondo mi procurai una macchina fotografica Brownie Box. Fu lei che insinuò in me, di soppiatto e in gran segreto, il seme della passione fotografica. La vera scintilla che diede fuoco al barile di polvere esplosiva che sarà poi la passione fotografica fu, però, una foto di Martin Munkacsi. Quella foto fu un vero pugno nello stomaco….quando la vidi per la prima volta mi tolse il respiro. Avete presente quando un’emozione fortissima vi assale all’improvviso, tanto da togliervi il fiato ? …bè a me successe quella cosa. Mi ritrovai a contemplare quell’immagini senza distogliere lo sguardo….non ci riuscivo….era un’immagine che mi trasmetteva vita, movimento, libertà, grazia, emozione, era qualcosa che trascendeva la morta inanimatezza di un supporto cartaceo per prendere vita dentro di me e dentro il mio cuore.

D: FInalmente nel ’32 compra la sua prima grande macchina fotografica….
R: Avevo messo da parte qualche spicciolo, fortunatamente i miei genitori erano abbastanza ricchi e quindi fu proprio nel 1932 che mi comprai una macchina fotografica degna di questo nome. Era una Leica 1 (formato 35mm) con una singola lente da 50mm. Per fare pratica con questa nuova macchina, totalmente innovativa rispetto a quella che possedevo da giovane, feci numerosi scatti a anatre e animali selvatici che incontravo nei parchi della mia città, immagini che però non ho mai divulgato, dato che le consideravo una sorta di “battesimo” per la mia macchina e la lente. Mi ha accompagnato per anni, divenne una vera estensione del mio occhio e molti dei miei migliori lavori li ho fatti proprio con questa lente. Mi permetteva di rappresentare la realtà così come la vedevo….così come essa appariva a me. E’ con questa lente che ho scoperto quella che poi in seguito sarà definita da alcuni “street photography“…non c’è nulla dietro la mia fotografia…non ci sono trucchi, artefatti, simulazioni. Fotografavo quando l’istinto mi diceva di premere il pulsante di scatto…e cercavo di cogliere sopratutto i piccoli dettagli…perche “In fotografia anche la più piccola cosa può trasformarsi in un grande soggetto. Gli stessi piccoli dettagli dell’essenza umana possono diventare un motivo conduttore di uno scatto“. Uno dei grandi vantaggi di questa macchina erano le sue ridotte dimensioni, che mi facevano passare inosservato. Addirittura ero solito mettere del nastro adesivo nero sulla scritta Leica, in modo da farla sembrare una comune macchina fotografica economica. In tal modo dopo un po’ la gente si abituava a me e non ci faceva più caso. Bene. A quel punto, essendo penetrato oltre il muro della diffidenza, potevo ambire a catturare momenti magici. Un elemento da non sottovalutare, però, era la capacità e aggiungerei la volontà di aspettare, di sapersi fermare. Non pretendere lo scatto perfetto subito. In alcuni casi quello scatto perfetto arrivava davvero subito, in altri casi mi fermavo anche parecchio tempo e aspettavo. Sapevo che se avessi imparato ad aspettare, quello scatto prima o poi sarebbe arrivato. Oggi viviamo un mondo dove il tempo è prezioso, dove chi corre di più andrà più lontano, dove le cose devono essere pronte all’istante e la capacità di saper attendere è davvero più unica che rara. Con questo vi invito a fare una prova…uscite per strada e fatevi un bel giro. Non pretendete di ritornare carichi di foto entro mezz’ora….ma sappiate aspettare. Al posto di troppe foto scialbe ne porterete a casa solo alcune, ma davvero sensazionali.
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D: Lei è anche uno dei fondatori della celeberrima agenzia Magnum Photo…come è nato tutto ?
R: Potrei dire che tutto nacque con l’amicizia con il polacco “Chim“, alias David Szymin ( che poi cambiò nome in David Seymour ). Avevamo molto in comune, e un’ottima amicizia ci legava. Fu lui che mi presentò l’ungherese  Endré Friedmann (anche lui cambierà nome in Robert Capa), un uomo dal carattere forte ma sempre gentile e pronto a scendere in campo con la sua macchina fotografica, senza alcun timore nè remora. Per alcuni anni la nostra amicizia ci tenne in contatto, permettendoci anche di condividere e mostrare l’un l’altro i rispettivi lavori che si facevano. Un giorno tuttavia fu proposta l’idea di associarsi in un’agenzia che ci unisse, ma che allo stesso tempo valorizzasse le rispettive singolarità. Fu così che, anche con la collaborazione di altri fotografi come George Rodger e William Vandivertnacque l’agenzia “Magnum Photo”.
Subito dopo io inizia a intraprendere numerosi viaggi intorno al mondo come reporter. In quensto periodo ho conosciuto terre dimenticate da tutti, posti magici, persone malvagie, ma anche veri angeli.
D: Anche lei partecipò alla II Guerra mondiale…fu un’esperienza terribile vero?
R: Più che terribile. Mi arruolai nel ruolo di caporale nel reparto di cinema e fotografia, che si occupava di documentare con filmati e foto le vittorie e i momenti più importanti della battaglia. Fui catturato dai nazisti nel 1940 e fui loro prigioniero per ben 35 mesi….fu un periodo distruttivo sotto tutti i punti di vista. Fui costretto a fare lavori manuali pesantissimi in un campo forzato, fui schernito, umiliato e percosso un’infinità di volte. Fu così che decisi di tentare la fuga. I primi due tentativi non riuscirono, e mi portarono a un periodo di isolamento, mentre il terzo tentativo riuscì e con grande fortuna e con l’aiuto di alcuni contadini del luogo riuscii a nascondermi e a scappare, tornando in Francia. Quì dissotterrai la mia amata Leica, che appunto avevo nascosto sotto terra prima di partire in guerra. Mi fu commissionata dal governo americano la realizzazione di un filmato sul ritorno dei prigionieri e degli sfollati nei propri territori natali…quelle immagini erano davvero cariche di tristezza in quanto quelli che tornavano a casa avevano ancora nel cuore tutti i compagni e gli amici morti in quei territori così avidi di sangue.
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Vogliamo ringraziare con il cuore mister Bresson per il tempo che ha messo a disposizione per conoscerlo meglio, e per conoscere meglio i suoi lavori, segno e risultato della sua sensibilità e del suo estro.
Ci ritroveremo domenica prossima per conoscere più da vicino un altro grande Maestro, personaggio di spicco del mondo fotografico e distinto esponente di questa nobile arte.
N.B. per visionare altri lavori di Henri Cartier Bresson vai qui :
Le foto dell’articolo appartengono a : www.magnumphotos.com, Web.
Per leggere le precedenti interviste con i Grandi Maestri clicca Qui..: “The Sunday of Great Masters”
Vi ringrazio per la lettura, a presto, sempre qui….sempre su On50mm.
L’intervista oggetto dell’articolo è frutto dell’immaginazione dell’autore, anche se basata su fatti e argomenti veri e realmente accaduti. © Giorgio Casiello

4 Responses to “ Henri Cartier Bresson…cogli l’attimo…e impara ad attenderlo. ”

  1. Sempre meglio Giorgio, sempre meglio. Meriti un applauso e devo dirti che aver fatto rivelare al maestro gli anni di prigionia, il dissotterramento dell’amata leica, mi ha emozionato. Bravo anche in questa, ancora una volta.

  2. Grazie mille, la costanza e l’impegno che cerco di mettere in questi lavori viene superlativamente ripagata dal vostro affetto di lettori…:D

  3. Adoro Bresson e ancora rosico per non essere andata ad una sua mostra qui in Sardegna… Comunque bel post, complimenti! 🙂

  4. Grazie mille cara amica, in effetti ultimamente ci sono parecchie mostre di Bresson, ovviamente una più bella dell’altra. Sarebbe davvero bello averne una vicina, ci andrei di sicuro. Ti ringrazio per i tuoi gentili complimenti, ne sono onorato…

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